Caro Ministro Zaia

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Crisi dell'agricoltura o genocidio ?

 

Caro Ministro Zaia,

Ci è parso doveroso, a seguito dell'articolo a sua firma apparso in data 21/12/2009 sulla Gazzetta del Mezzogiorno, replicare alle sue affermazioni, sperando di farle comprendere come sia giunto il momento di mettere da parte la politica degli annunci, per dedicarsi fattivamente alla soluzione della grave crisi in cui da troppo tempo versano i lavoratori della terra, non solo della Capitanata, ma dell'intera Nazione.

 

Premesso che le mezze verità sono più deleterie delle bugie, è bene precisare che le richieste demagogiche e irrealizzabili a cui lei fa riferimento sono l'ultimo atto di una tragedia di cui il mondo agricolo è protagonista da decenni, e che nulla hanno a che fare con le strumentalizzazioni e i proclami elettoralistici da Lei paventate.

Di contro l'affermazione "non è più tempo di prendere in giro gli agricoltori" risulta propagandistica oltreché offensiva della dignità e del sacrificio dei lavoratori della terra, che da decenni sono stati presi in giro dalle false promesse delle Istituzioni preposte e dei rappresentanti di categoria che hanno svolto il ruolo di servi fedeli della farraginosa macchina burocratica che ha finito per stritolare il mondo agricolo negli ingranaggi della burocrazia.

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Elettoralistica e propagandistica suona invece l'affermazione "dopo i dissennati anni della sinistra al Governo", dal momento che per qualsiasi governo al potere, l'agricoltura è stata considerata più come un problema di terzo ordine da sfruttare e scaricare che una risorsa da valorizzare. A tal proposito basti pensare all'ultima crisi di mercato del 2005 che ha riguardato il pomodoro e l'uva, quando le implorazioni e le denunce del mondo agricolo sono puntualmente cadute nel vuoto provocando all'economia meridionale danni incalcolabili.

In ordine poi alla "crisi internazionale", è nei confronti dei responsabili dell'Alta Finanza che dovrebbe adottare questo tono di condanna, sempre se ne ha il coraggio, per aver distrutto la civiltà dell' "economia reale", basata sul "lavoro" e costruita con una vita di sacrifici e di sudore della fronte.

Al contrario questi vengono "aiutati" a spese delle vittime dei loro crimini, i lavoratori, aggiungendo al danno la beffa!!!! Recentemente lo stesso presidente Obama, infatti ha definito scandalosi gli aiuti concessi ai banchieri, principali responsabili della crisi economica più grave che la storia conosca, promettendo di fargli restituire fino all'ultimo dollaro, mentre da noi sono assurti a salvatori della Patria.

Appare così evidente come quelle "risorse di alcuni decenni fa" ora serviranno in Italia a salvare l'economia della speculazione anziché quella del lavoro.

Circa l'affermazione "le infinite risorse sprecate decenni fa in interventi clientelari e a pioggia", Le possiamo assicurare che i clienti beneficiari di tali risorse non sono stati i lavoratori della terra, né tantomeno lo sono stati della "pioggia" , dal momento che per le 6 annate di terribili siccità succedutesi in Capitanata dagli anni '80 agli anni '90, che hanno provocato alle colture danni dall'80 al 100%, gli agricoltori sono stati costretti a stipulare con gli istituti di credito mutui ipotecari per il ripristino delle passività, con interessi di mora da contratto, che superavano di gran lunga il 35%, in attesa del contributo in conto interessi, da parte delle Istituzioni, giunto a destinazione dopo ben nove anni dalla contrazione dei mutui, quando ormai le aziende agricole risultavano ormai sepolte dalle debitorie, che le più fortunate stanno ancora pagando.

Come Lei stesso afferma, "quelle infinite risorse sprecate da decenni", benché fossero destinate ai lavoratori della terra, sono andate e continuano ad ingrassare i "clienti ", che come ben sa sono prodotti della politica e non della terra!!! La bolla feudale che investe la nostra terra, come lei dovrebbe sapere, è stata posta a fondamento della politica clientelare che purtroppo viene sostenuta ed incoraggiata da qualsivoglia schieramento politico al potere, che la utilizza come serbatoio di voti per le proprie campagne elettorali. Non si spiegherebbe altrimenti, come mai i tanto criminalizzati carrozzoni politici degli "enti inutili" con tutti i personaggi che vi orbitano attorno, vengano portati alla ribalta della cronaca soltanto in periodi non sospetti, per poi essere cavalcati dai vari schieramenti politici in campagna elettorale, col risultato che anziché essere eliminati o riformati ne escono addirittura rafforzati nella loro opera di distruzione e di dissanguamento dell'economia del territorio!!!!!! Come al solito tutti lo sanno ma nessuno ne parla, e chi dovesse farlo viene immediatamente messo a tacere con metodi "democratici" come calunnia a mezzo stampa e ritorsioni "istituzionalizzate" dai signorotti locali che dissanguano il territorio, calpestando indisturbati ogni diritto umano, confidando oltreché nelle altolocate protezioni politiche a cui hanno giurato fedeltà, nei tempi biblici della giustizia e nella "prescrizione dei termini per le loro malefatte"!!!!

" Il mondo è cambiato, l'agricoltura deve cambiare con il mondo". Questa affermazione suona un po' come "la pacchia è finita", come se sinora gli agricoltori fossero rimasti in vacanza a spese di qualcuno!!!!!! A meno che Lei non faccia parte di quelli che pensano che nella concezione di un "nuovo mondo" non vi sia spazio per i lavoratori della terra, risultando inutili fardelli, un impiccio di cui liberarsi per dare spazio all'economia globalizzata dei faccendieri e degli speculatori di cui sopra.

Vorremmo solo ricordarle che l'Europa deve la sua Unione al mondo agricolo europeo!!!!

Difatti, il Trattato di Roma del 1957, alla lettera "b" dell'art.39 recita:

"Assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie in particolare al miglioramento del reddito individuale di coloro che lavorano in Agricoltura".

Come lei ben saprà nel trattato di Lisbona questo articolo è stato commutato in art. 33 lettera "b", che ha costituito, almeno finora condizione "sine qua non" della UE, avendo lo scopo di sottrarre il mercato agricolo alla storica posizione di sottomissione rispetto ai settori industriali e commerciali.

Ma pare ora che l'agricoltura non debba più costituire il fondamento della UE, l'avrebbero sentenziato alcuni economisti non certo al servizio del mondo agricolo, che continuano a dipingerlo all'opinione pubblica come una palla al piede per i bilanci della UE che sottrarrebbe enormi risorse da destinare invece alla ricerca, sviluppo e innovazione.

Non sarà anche Lei di questa idea!!!????

Dovrebbe convenire con noi che il mondo agricolo è l'anima della UE e che proprio il sacrificio di questa classe di lavoratori ineguagliabili ha permesso di raggiungere l'Unione degli Stati Europei, forse perché valori così nobili come il lavoro e il sacrificio sono così radicati negli abitanti europei, che hanno consentito loro di superare qualsiasi differenza culturale vi si ponesse come ostacolo.

Pensi un po' Lei se a fondamento della UE vi fosse stata l'economia virtuale degli speculatori della finanza, che basa la propria esistenza su valori come Profitto e Speculazione, il "tonfo" che avrebbe fatto l'economia europea!!!!

Al contrario i cittadini europei, ben consapevoli del ruolo svolto dalla loro agricoltura, l'hanno appoggiata incondizionatamente, perché la terra non ha mai tradito la loro Fiducia, una Fiducia ben riposta, che in questi decenni ha contribuito a far superare loro i momenti più difficili nell'accidentato percorso verso l'Unione degli Stati Europei.

Già, perché di sacrifici si è trattato quando si è chiesto agli agricoltori per decenni di lasciare invariati i prezzi agricoli alla produzione per tenere sotto controllo l'inflazione e consentire il varo della moneta unica in Europa!!!!

Peccato che qualunque schieramento politico si sia alternato negli ultimi trent'anni al governo in Italia, accordandosi con l'opposizione secondo la logica delle spartizioni, abbia sacrificato l'agricoltura sull'altare dell'industria, continuando ad approfittare dello spirito di sacrificio e di abnegazione della popolazione agricola, fino a giungere all'attualità, a redditi agricoli inesistenti e contrassegnati dal segno negativo, seguiti dal pignoramento del proprio mezzo di lavoro, la terra, e una vita di lavoro e sacrifici valsi nulla.

Nel contempo si è proceduto con le privatizzazioni e col sostegno indiscriminato alle grandi imprese di ogni fattispecie, che avrebbero dovuto garantire alti livelli di occupazione, col risultato di "privatizzare i profitti" e "socializzare le perdite" consegnando il nostro paese nelle mani di quei grandi gruppi economici che si giocano a monopoli con le sorti del nostro Paese.

E i tanti contributi a pioggia di cui beneficiano gli agricoltori a spese della UE?

Va chiarito all'opinione pubblica, una volta per tutte, che la pac (politica agricola comunitaria), la sola politica veramente integrata della Comunità, aveva come principale funzione quella di compensare la perdita di reddito degli agricoltori derivante dall'abbassamento dei prezzi dei prodotti agricoli, costretti a competere col mercato globale, sottraendo in tal modo il mondo agricolo alla sottomissione del commercio e dell'industria in ottemperanza al sopracitato art. 39 del Trattato di Roma. Nel corso degli anni la compensazione al reddito, oltre a non essere stata incrementata proporzionalmente al costo della vita, per assicurare un equo reddito ai produttori agricoli, contrariamente a quanto è avvenuto per il reddito degli altri settori, è stata trasformata in una sorta di corsa ad ostacoli dalle sempre più numerose, vincolanti e spesso inapplicabili condizioni, che si è rivelata per gli agricoltori una vera e propria trappola burocratica, dai costi e dai tempi necessari all'istruttoria e all'espletamento delle pratiche, divenuti ormai insopportabili.

Di ben altro avviso quella folta schiera di economisti e addetti del settore a vario titolo che non perdono occasione per screditare agli occhi dell'opinione pubblica il mondo agricolo, disegnandolo come una palla al piede da cui liberarsi per destinare i bilanci europei alla ricerca e all'innovazione, che poi corrispondono alle industrie, alle banche e all'alta finanza che già hanno dimostrato cosa sono in grado di fare per l'economia mondiale!!!!!!

Peccato che quegli esperti abbiano dimenticato di evidenziare all'opinione pubblica come, a differenza di ogni categoria di lavoratori, che dai primi anni ottanta ad oggi hanno giustamente preteso ed ottenuto il rinnovo del contratto salariale sulla base dell'inflazione media annua, passando da uno stipendio medio di 350.000 Lire corrispondenti a circa 170 euro, agli attuali 1200 euro mensili, i "redditi" della popolazione agricola non hanno subito alcun incremento di reddito per il rinnovo del contratto, ma al contrario, una riduzione,"deflazione", derivante dalla continua caduta dei prezzi dei prodotti agricoli. Basti pensare che nei primi anni '80 il prezzo di un quintale di grano duro era di 48.000 lire, gli attuali 24 euro, del pomodoro e dell'uva 18.000 lire, gli attuali 9 euro, e così via per tutti gli altri prodotti agricoli come ortaggi, olive, latte, carne ecc., mentre all'attualità, a distanza di ben 30 anni i prezzi sono rimasti invariati o addirittura diminuiti di oltre il 30%, raggiungendo i 16 euro il quintale per il grano duro, 7 euro per il pomodoro, 25 euro per le olive, 0,32 euro/litro per il latte vaccino, 2 euro/Kg per la carne bovina di vitello, il tutto accompagnato da un incessante aumento dei costi di produzione dal 500 al 700%. E' come se un lavoratore di un qualsiasi settore produttivo fosse disposto, quando gli andasse bene, a lavorare per soli 130 euro mensili!!!!! Altro che schiavismo e sfruttamento del lavoro!!!!!!!!

I recenti avvenimenti di Rosarno sono solo la punta dell'iceberg di un fenomeno di sfruttamento globale di cui l'intero comparto agricolo è vittima. Ma perché ci si ostina, contro ogni logica imprenditoriale, a raccogliere quegli agrumi pagati a 5 centesimi il chilogrammo (prezzi di gran lunga inferiori a quelli di 30 anni fa), quando anche sfruttando la manodopera a 25 euro al giorno si finisce per rimetterci, anziché lasciarli a marcire sugli alberi?????? Perchè non si vieta la coltivazione e la raccolta e la commercializzazione di ogni produzione agricola che divenga causa di sfruttamento e schiavitù, non assicurando "un tenore di vita equo alla popolazione agricola" ai sensi dell'art.33 del Trattato di Lisbona? Se ci fosse una volontà istituzionale a combattere lo sfruttamento in agricoltura, andrebbe imposta sull'etichetta delle produzioni agricole il "codice di tracciabilità della filiera del lavoro necessario a produrle", cosicchè la stragrande maggioranza di esse risulterebbe il frutto dello sfruttamento del lavoro degli operatori agricoli a qualsiasi livello e di conseguenza ne andrebbe vietata la produzione e la vendita per il reato di induzione allo sfruttamento e alla schiavitù!!!!!! Lo stesso varrebbe per i prodotti provenienti da paesi terzi, dal momento che con l'acquisto di quei prodotti derivanti dallo sfruttamento del lavoro il consumatore diventerebbe, suo malgrado complice di quel reato, nonché ricettatore, in qualunque parte del modo esso venga prodotto!!!!!!!

Con queste premesse, Lei ci viene a parlare di incapacità del comparto agricolo ad affrontare le "sfide della competitività"!!!! Illudersi che il problema dell'agricoltura sia nella competitività, è come far credere ai bimbi che nella fiaba "l'agnello ha mangiato il lupo"!!!!!!!

Perché, dunque, quei valenti economisti e giornalisti che si ritengono "esperti del settore", continuano ad atteggiarsi ad analisti imparziali delle tragedie del mondo agricolo, quando in realtà la loro informazione "scandalistica" sfrutta soltanto gli "effetti emozionali" di queste tragedie, che assicurino reazioni di sdegno e scalpore nell'opinione pubblica nel rispetto delle leggi di mercato "globale"??????!!!!!! Perché continuano a tenere nascoste le cause di queste tragedie sociali, criminalizzando una categoria che da decenni viene sfruttata e schiavizzata, nella più completa indifferenza delle Istituzioni e degli organi di informazione?????!!!!!! Perché nessuno di loro ha il coraggio di chiudere, con la verità, questa "macelleria dell'informazione istituzionalizzata".

Caro Ministro, come Lei ben sa, a differenza delle altre imprese, quella agricola si connota per una rigidità intrinseca, che non le consente di adattarsi alle esigenze del mercato globale, dominato dai crack finanziari e dalla repentina chiusura e delocalizzazione di aziende con migliaia di dipendenti, sia per fattori culturali, ma soprattutto per motivi logistici, dal momento che sarebbe impossibile spostare un fattore di produzione come la terra. A differenza poi delle altre grandi imprese, (e sottolineo grandi, dal momento che i piccoli artigiani e commercianti, linfa del Paese, stanno subendo un destino analogo se non in alcuni casi peggiore di quello agricolo) quella agricola non beneficia di ammortizzatori sociali, ma è di per sé un ammortizzatore sociale, che continua ad assicurare il presidio e la tenuta sociale nelle aree più disagiate del Paese, scongiurando il tracollo dell'intera economia nazionale. E' proprio per evitare la scomparsa di questa categoria, così culturalmente ed economicamente vulnerabile, che si giustifica la spesa europea per l'agricoltura, che nel contempo si è impegnata scrupolosamente per offrire al consumatore prodotti qualitativamente, ambientalmente ed eticamente "sostenibili", consentendo alle famiglie italiane di ridurre la propria spesa alimentare in termini relativi, passando dal 27% del proprio reddito dei primi anni '80, al 15% attuale, nonostante i ricarichi, spesso anche eccessivi e speculativi, praticati sui prodotti agricoli dal campo alla tavola. All'incirca la stessa spesa mensile che le famiglie italiane sostengono per le ricariche dei telefonini!!!!!!!

Queste sono le verità che quei valenti economisti nascondono per diffamare la categoria agricola, presentando i produttori come mendicanti alla continua ricerca di elemosina, anziché di un equo indennizzo per raggiungere un tenore di vita equo e in linea con quello degli altri settori produttivi!!!!

Riguardo la proposta di destinare i fondi dei PSR in contributi per far fronte alla crisi, è il minimo che si possa fare per compensare i danni causati all'intero settore agricolo in questi anni.

Distrarre risorse agli aiuti diretti, già di per sé del tutto insufficienti a compensare i redditi agricoli, ha significato contribuire a far cadere i redditi agricoli sotto la soglia di povertà, facendo registrare un calo del reddito reale per il solo 2009 del 23,5%. Lo rende noto Eurostat (18 dicembre).

Se la situazione strutturale generale delle aziende agricole, complice la totale assenza di redditi degli ultimi decenni, risulta diffusamente disastrata, obsoleta ed inadeguata, a partire dalle infrastrutture minime, ad assicurare una vita dignitosa alla popolazione rurale, come il diritto all'acqua potabile, alla gestione dei rifiuti fognari e alla messa in sicurezza della stragrande maggioranza dei mezzi di produzione, come si è potuto pensare di sottrarre fondi alla spesa agricola diretta per destinarla ad interventi destinati alla realizzazione di strutture secondarie e quindi inutili rispetto al reale degrado strutturale in cui versa l'intero comparto agricolo?????? Altro che secondo pilastro, vanno rifatte le fondamenta del mondo agricolo, contrariamente a quando vogliono far credere le Istituzioni preposte al monitoraggio dello stato di salute delle aziende agricole, assieme a quei sopracitati economisti ed esperti dell'informazione!!!!!!! Ridurre la spesa diretta in agricoltura significa ridurre i redditi agricoli in contrasto col famigerato art.33 del Trattato di Lisbona, già art.39 del trattato di Roma, costituendo ciò un ulteriore "scippo" che si sta perpetrando ai danni della nostra agricoltura !!!!!

Lo spostamento di risorse importanti verso il secondo pilastro attraverso i PSR regionali, da sistemi di aiuti automatici governati centralmente dalla Comunità europea, per affidarla a scelte discrezionali dei governi nazionali implica, inoltre, un'efficienza gestionale direttamente dipendente dall'efficienza delle amministrazioni nazionali e locali.

Tale sistema attuato a mezzo dei bandi, puntando alla competizione fra le amministrazioni pubbliche nazionali regionali e locali e sulla loro efficienza, finisce inevitabilmente per degenerare in interventi irrazionali e disastrosi per le economie rurali più deboli che escono soccombenti nella competizione con i sopracitati potentati locali che dettano legge a tal proposito.

L'esperienza italiana in tal senso si è dimostrata difatti un vero e proprio fallimento!!!!

Senza considerare che per accedere ai fondi strutturali bisogna avere disponibilità finanziarie proprie enormi, del 50-60% del contributo ammesso all'eventuale finanziamento, togliendo dalla competizione la stragrande maggioranza dei coltivatori ridotti ormai al coma sociale e finanziario irreversibile, divenendo facile prede delle banche e di Equitalia.

Questi meccanismi perversi son stati studiati soltanto per giustificare lo scippo di ulteriori e già insufficienti fondi al mondo agricolo, che avendo in tal modo dimostrato di non essere stati in grado di "spenderli nei tempi previsti, per la regola del disimpegno, li perdono ", subendo "un cambio di destinazione" per essere devoluti a favore "di chi non si sa chi" in previsione del 2013, l'anno zero della nostra agricoltura!!

Speriamo almeno che l'annuncio di quel miliardo e 115 milioni, di cui il governo si vanta di aver stanziato in questa fase di "rianimazione" dell'agricoltura, non si riveli come il solito proclama elettoralistico, fatto di promesse puntualmente disattese!!!!! Dopo tante delusioni il mondo agricolo ci crede poco, ma che Dio ce la mandi buona!!!!!!!!

Caro Ministro è davvero difficile descrivere a mezzo lettera l'angoscia in cui versa il mondo agricolo, ma era doveroso fornirle una versione "globale" e "veritiera" dello tsunami che sta spazzando le fondamenta della UE, prendendo le dovute distanze dal teatrino della vergogna, messo in scena da un sistema politico "organocratico", che continua fino alla fine, ad anteporre i propri interessi a quelli più diffusi della comunità.

Nella speranza di aver contribuito a far chiarezza in ordine ai gravi motivi che sono alla base del malcontento del mondo agricolo, restando a Sua completa disposizione per ogni chiarimento in merito, rivolgiamo

Distinti Saluti

Centro di Azione Agraria della Provincia di Foggia

www.centroazioneagraria.org