Indice di sfruttamento

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Oggetto: Stima dell’indice di sfruttamento del produttore (ISP) per il pomodoro da industria nell’anno 2010

 

 

Premessa

 

La presente stima ha lo scopo di verificare per l’anno 2010, il grado di sfruttamento del produttore, relativo alla coltura del pomodoro da industria, la coltura orticola più rappresentativa della Capitanata.

 

 

Materiali e metodi

 

Il metodo utilizzato per la presente stima è quello analitico ed è riferito ad 1ha di coltura.

Si basa sul rapporto tra il Ricavo Lordo della coltura, decurtato dei costi totali eccetto quello del lavoro, e il Costo del Lavoro stesso, che darà origine ad un indice, che chiameremo ISP

( Indice di Sfruttamento del Produttore).

ISP = Ricavo Lordo – (Costi Totali – Costo del Lavoro)

Costo Lavoro

Si passa quindi alla determinazione delle singole voci:

Il Ricavo Lordo (RL), comprende il valore della produzione determinato dalla vendita del pomodoro, e l’aiuto comunitario accoppiato; l’aiuto disaccoppiato non entra nel RL in quanto spetta al coltivatore a prescindere dalla coltivazione del pomodoro;

Costi totali (CT)e Costo del Lavoro (CL) sono stati calcolati analiticamente in allegata tabella.

.

 

 

Calcolo dell’indice di sfruttamento del produttore

 

Per l’anno 2010 il prezzo contrattato per il pomodoro lungo da industria è stato di Euro 0,08/Kg.

La media regionale di produzione stimata è di kg 75.000/ha che arrotonderemo per eccesso a

kg 80.000

L’aiuto comunitario accoppiato risulta essere di Euro 1.000.

L’aiuto comunitario disaccoppiato, essendo un valore soggettivo attribuito al produttore a prescindere dalla coltivazione, non entrerà a far parte delle voci relative al Ricavo Lordo.

Dalla Tabella in allegato si evince che i  Costi Totali relativi alla conduzione della coltura, stimati analiticamente risultano essere di euro  10.844; mentre il Costo del Lavoro di euro 2.027,30

 

RL= (80.000*0,08)+1.000=euro 7.400

CL=  euro 2.027,30

ISP RL  – (CT–CL)RL - CT +1 =   7.400-8.816,7 = euro -0,698

(CL)                  CT                      2027,30

 

 

Calcolo della perdita Totale per ettaro***

 

La Perdita Totale per ettaro (PT) di coltura si otterrà sommando il Costo del Lavoro non remunerato alla somma necessaria a raggiungere la copertura dei rimanenti costi di produzione:

Perdita Totale (PT)= 2.027,30+(8.816,7- 7.400) = euro 3.444.

 

 

 

Analisi e discussione dei risultati

 

Il valore dell’ISP assume valore negativo. Da ciò si può desumere che quando l’ISP assume valori negativi, non solo la componente Lavoro rimane del tutto senza remunerazione, generando così uno sfruttamento del lavoro pari al 100%, ma che il produttore subirà una ulteriore Perdita, tanto maggiore quanto più il valore ISP scende al disotto dello 0. Tale Perdita, corrisponde alla mancata remunerazione dei rimanenti fattori di produzione per un valore di euro 8.816,7-7.400= euro 1.416,7 che sommata al Costo del Lavoro ci darà la sopracitata Perdita Totale pari ad euro 3.444. Il Costo del Lavoro risulterà interamente onorato quando l’ISP assumerà il valore pari a 1. Per tutti i valori che vanno da 1 a 0 si avrà una riduzione progressiva della copertura del Costo del Lavoro, fino a raggiungere il valore di 0, punto in cui il Costo del Lavoro resterà interamente scoperto.

Valori dell’(ISP) superiori ad 1 sono riconducibili al Reddito della Coltura.

Per l’anno 2010 quindi, affinché l’ISP avesse potuto raggiungere il valore 1 garantendo almeno il lavoro degli operatori agricoli, si sarebbe dovuto adottare un prezzo di pareggio che chiameremo Prezzo Minimo Garantito del Lavoro (PMGL) come di seguito stimato:

 

PMGL= CT- Aiuto UE 10.844-1.000 0,1230 Euro/Kg

Media prod. Region.(kg)     Kg 80.000

 

 

 

 

Conclusioni

 

Da quanto sopra esposto si può tranquillamente affermare che il prezzo di 0,08 euro/ Kg contrattato per il pomodoro da industria, in nome e per conto dei produttori, per l’anno 2010  genererà lo sfruttamento degli operatori agricoli sia in termini di Mancata remunerazione del Lavoro, per euro 2.027,30, che di ogni altro fattore connesso alla produzione, con una  Perdita Totale per ettaro di euro 3.444. ettaro.

 

***Naturalmente la Perdita Totale aumenterà al diminuire del Ricavo Lordo strettamente correlato al prezzo finale corrisposto contrattato di 0,08euro/kg ed del quantitativo di 80.000kg/ha utilizzato ai fini della presente stima.

 

 

 

 

Relazione in ordine all’applicazione dell’indice di sfruttamento del produttore (ISP)

Scopo dell’ISP è quello di fornire agli operatori istituzionali e della filiera agroalimentare uno strumento operativo oggettivo in grado di fungere da indicatore nella valutazione dell’impatto, non solo economico ma anche sociale ed ambientale delle coltivazioni agricole praticate nella Capitanata. Tale valutazione diventa condizione imprescindibile, ai fini decisionali, in ordine alla praticabilità e sostenibilità delle colture agricole in una realtà in cui, in nome e per conto del “mercato   globalizzato” le cui regole si basano sulla“competitività ad ogni costo”, viene sistematicamente violato il Valore Lavoro posto a fondamento delle principali società civili e democratiche come recita dell’art.1 della Costituzione Italiana: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Il continuo sfruttamento incondizionato del territorio assieme a quello di intere categorie produttive che vi operano e risiedono, continua ad essere giustificato, con l’arma della “competitività” dai non disinteressati operatori del “mercato globale” e purtroppo avallato in maniera più o meno esplicita, dai competenti rappresentanti istituzionali e sindacali, calpestando in maniera inequivocabile i dettami della Costituzione italiana che all’art. 36 recita:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”

A porsi in netto contrasto alla “competitività globale” risulta anche l’art. 39 comma 1 lett. b del Trattato di Roma che il 25 marzo 1957 istituisce la Comunità Economica Europea, oggi art.33 del Trattato di Lisbona, che pone quale condizione irrinunciabile della Politica Agricola Comune, quella di:

“Assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie in particolare al  miglioramento del reddito individuale di coloro che lavorano in Agricoltura”

La razionale applicazione dell’indicatore ISP ( Indice di Sfruttamento del Produttore) fornisce in tale frangente un valido strumento per comprendere come il fattore di produzione “Lavoro” non venga addirittura preso in considerazione dal “mercato globalizzato” dal momento che questo ha dimostrato di non trovare spazio per occuparsi della sua remunerazione.  E come potrebbe, dal momento che nei paesi ad “alta competitività” il Lavoro risulta quale ultima preoccupazione da inserire nei costi del processo di produzione.

Nei comparti agricoli dove la componente lavoro assume un valore preponderante, la sfida alla competitività risulta pertanto vinta in partenza, da quei paesi che pongono il fattore lavoro nell’ultimo gradino della scala di remunerazione dei costi di produzione.

Nei costi del lavoro vanno inclusi quelli della sicurezza sui luoghi di lavoro, (compresi nei costi generali e sottostimati nella tabella dei costi) voce di rilevante costo che neppure compare nei Paesi in cui la crescita economica risulta superiore al 10%. Nella compilazione dell’allegata tabella dei costi di produzione sono stati presi in considerazione, per qualità e quantità, unicamente mezzi tecnici quali: fertilizzanti, diserbanti, antiparassitari-fungicidi-insetticidi-acaricidi, ammessi dai disciplinari di produzione del pomodoro da industria per un valore di euro 4056, oltre ad euro 1200 per la risorsa acqua. Tali costi, necessari all’ottenimento di prodotti “sostenibili” dal punto di vita della sicurezza alimentare e del rispetto dell’ambiente, risultano spesso completamente assenti nel perseguimento della logica della competitività globale.

Dalla negatività dell’ISP si evince che oltre al costo del lavoro risultano sacrificati per la produzione del pomodoro i costi relativi alla maggior  parte dei costi di produzione, che si tradurranno in sofferenze verso gli istituti di credito e insolvenze verso i fornitori, che provvederanno a recuperare i propri crediti per mezzo di specifiche azioni legali tese al pignoramento e alla vendita all’asta del principale fattore di produzione: la terra.

In conclusione si può affermare con certezza che la coltivazione del pomodoro da industria (come di ogni coltura) deve essere necessariamente preceduta da studi di settore, da condurre nelle accreditate sedi istituzionali che ne attestino la legalità in ordine al principale fattore di produzione il Lavoro. Continuare a coltivare secondo le regole dell’economia globalizzata ponendo all’ultimo posto questa fondamentale componente dei costi di produzione, significherebbe legalizzare a livello istituzionale lo sfruttamento incondizionato del lavoro e dell’intero territorio, con ricadute sociali, economiche, ambientali e culturali che minano i principi fondamentali della Costituzione Italiana ed dell’Unione Europea.

 

A cura del Dipartimento studi agroalimentari del Centro di Azione Agraria della Provincia di Foggia