Noi credevamo che

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Noi credevamo che

Demagogia e clientelismo hanno ucciso la nostra Agricoltura e la nostra terra.  Vittime di una sciagurata politica agraria, economica e sociale sempre più  diretta espressione dei corrotti e ingordi interessi partitocratici al servizio dei  voraci e insaziabili monopoli economici e finanziari, pubblici e privati. Il mondo agricolo, e non solo, risulta schiacciato da una debitoria insostenibile nonché da innumerevoli procedure esecutive. Il C.B.C. di Capitanata, ideologicamente, è nato quale strumento per rendere fertile e fruibile un territorio ostile, che il mondo agricolo avrebbe dovuto oculatamente utilizzare quale fecondo mezzo di sostentamento a beneficio dell’intera comunità. Una comunità che prima delle opere di bonifica  aveva popolato quelle terre in preda a malattie, stenti e malnutrizione, spesso costretta da politiche economiche antimeridionali, a migrazioni di massa dalla propria terra, pronta a riscattarsi col sacrificio delle loro braccia per proiettarsi verso un futuro di democrazia e benessere. Il C.B.C., completate le principali opere irrigue nel corso degli anni ottanta, anche se in maniera a dir poco dissennata e negligente, si sarebbe dovuto occupare della sola manutenzione delle opere fondiarie e irrigue, già eseguite durante l’allegra gestione della Democrazia Cristiana e strapagate dagli agricoltori e dall’intera comunità.

 

 

Purtroppo il C.B.C., considerato per decenni un indispensabile strumento per consentire un equilibrato sviluppo  economico,  sociale e ambientale  del territorio consentendo ad un’intera generazione la conquista della dignità del lavoro, negli ultimi decenni ha assunto i colori di un arcobaleno partitocratico riducendo gli agricoltori ad uno stato di sudditanza alla pari di un Principato a cui pagare i tributi per garantire gli sfarzi di corte.

Infatti, assurto a baraccone politico della prima repubblica, perdeva completamente la sua connotazione originaria, divenendo strumento di potere nelle mani di una politica corrotta e debosciata con gestione nepotistica e clientelare,  ridotto ad un ad un autentico stipendificio al servizio del Signore di turno. Già, quella politica comunale, provinciale e regionale che in forza di quel potere istituzionale erroneamente conferitogli e fedelmente appoggiata dai sindacati vassalli e dalle associazioni locali, si è resa complice dell’invasione delle nostre terre da parte di barbari speculatori, che hanno demarcato  le loro conquiste ergendo monumentali, oltreché nocive opere, simbolo di un potere degenere e malato. Il risultato è un territorio martoriato da Mostruosi parchi eolici e fotovoltaici tra i quali con proclami di sostenibilità ambientale e di prodotti made in italy , spuntano come funghi letali inceneritori  modello “Fukushima” ad emissione “ground zero” , cancellando per sempre dal nostro territorio l’unica possibilità di riscatto dalla miseria e dalla disperazione. Pensiamo a come potremo richiedere la certificazione dop o bio per le produzioni agricoli limitrofe a queste centrali, se quotidianamente le notizie alla ribalta della cronaca non fanno altro che confermare i timori relativi ai gas nocivi immessi nell’atmosfera che posano inevitabilmente il loro carico di morte sulle colture circostanti!!! E i  filtri e i controlli? Solite barzellette istituzionali!!

 Il C.B.C. , assieme a tutte le figure istituzionali responsabili della corretta gestione del territorio, terminata la sua missione avrebbe dovuto farsi portatore di interessi dell’enorme comprensorio di cui vanta l’imposizione contributiva, non soltanto per far valere il suo vessatorio e predatorio potere impositivo, molto spesso per benefici inesistenti, ma soprattutto per cogliere l’enorme opportunità rappresentata dalle energie rinnovabili,  promuovendo un progetto di sviluppo sostenibile costituito da microimpianti  a misura aziendale. Un progetto che avrebbe consentito, per la prima volta,  di ridare dignità al lavoro e al sacrificio dell’agonizzante mondo agricolo,  facendogli  percepire un’integrazione a quello stesso reddito agricolo che secondo le statistiche dell’Eurispes ha varcato di gran lunga la soglia di povertà e al C.B.C. di fargli finalmente conseguire un vero beneficio “diretto e specifico”. Questo sarebbe potuto essere il compito del C.B.C.!!!!!  Purtroppo il C.B.C. è voluto restare l’ ultima roccaforte di una vecchia e duratura partitocrazia abituata per anni a stornare a proprio favore i fondi pubblici destinati all’agricoltura, assicurando così il bene della casta a danno degli agricoltori e dell’intera società meridionale. Bilanci faraonici che dicono tutto e il contrario di tutto, il ricorso sistematico a dubbie e costose consulenze esterne per soluzioni scontate, lauti stipendi per una massa impiegatizia, soprattutto dirigenziale, impegnata in compiti inventati ad hoc, una  miriade di dubbi appalti e appaltini per opere che definire inutili sarebbe un eufemismo, una serie di voci di voci di costo per opere collaudate e consegnate iscritte a bilancio e mai realizzate  e/o entrate in funzione, imposizioni contributive inique per miglioramenti fondiari spesso inesistenti o sovrastimati, un sistema di riscossione oltremodo equivoco e vessatorio, sono indici di una crisi del C.B.C. che è soprattutto morale prima che economica che offendono in modo scandaloso la dignità e il sacrificio dell’ intero comparto agricolo e sociale del territorio. Il tutto per assicurare alla casta un benessere gelosamente custodito con la logica del nepotismo che da decenni ha intessuto l’ intrecciata rete di parentele e scambi di favori a vari livelli. Le banche che finora hanno elargito denaro anche a fronte di bilanci ridicoli, confidando unicamente sul vessatorio e rapace potere di riscossione dei contributi equiparato a quello delle imposte dirette, hanno negato l’ultima richiesta perché questo collaudato meccanismo di riscossione è diventato inaffidabile soprattutto per la grave crisi che ha colpito l’intero paese e che ha messo a nudo la grave condizione economica e sociale in cui versa il mondo agricolo che già da molto tempo non è più in grado di sostenere i costi della faraonica casta della politica!!!!!! Il C.B.C. come una qualsiasi azienda in crisi, necessita pertanto di un vero e serio piano di risanamento  strutturale - morale, che va eseguito eliminando radicalmente il marciume dal proprio interno,  (come potrebbe essere il contrario se il C.B.C. ha svolto unicamente la funziono e di fabbrica di posti e stipendi utili solo per ingrassare  gli ingranaggi della politica), passando al setaccio le funzioni e l’utilità dei ruoli e degli incarichi assegnati nella gestione dell’ente, rivisitando stipendi, consulenze esterne, appalti, puntando per il futuro su progetti sostenibili economicamente e ambientalmente oltre che del territorio e del mondo agricolo, dell’intera collettività. Proprio è il caso di dire una vera e propria bonifica interna morale al Consorzio di Bonifica!

 NOI del Centro Azione Agraria CREDIAMO CHE……..

 il presidente Salcuni, imitando il nostro PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO  che ha messo la sorte dell’Italia nelle mani del neo senatore per caso prof. Monti, ha incaricato il prof. Angiola dell’ Università di Foggia nell’elaborazione di un piano industriale anticrisi, (industria di stipendi e privilegi della nostra casta) non si sia reso conto di come lo scenario mondiale sia radicalmente mutato, per cui i vecchi feudi locali non hanno più ragione di esistere all’incalzare delle spietate regole imposte dal mercato finanziario delle multinazionali, per sottomettere i singoli governi. Il pres. Salcuni ricordi che è alla presidenza  di uno strumento pubblico di vitale importanza per l’agricoltura e il territorio. Al prof. Angiola noi vogliamo far notare che il C.B.C. è stato concepito al servizio dell’Agricoltura e del Territorio e non viceversa, un Agricoltura Meridionale e foggiana in particolare, da decenni malata che ora versa in uno stato terminale, ferita a morte da una globalizzazione selvaggia e senza regole, così fortemente voluta da tutti i governi che si sono alternati, sponsorizzata da insigni colleghi economisti, da una burocrazia gelatinosa e oppressiva, ignorando tutto ciò che i Nostri Padri Costituzionalisti hanno firmato nella COSTITUZIONE sia Italiana che Europea in materia di diritti umani, lavoro, dignità e democrazia. Pertanto o si ha il coraggio e la responsabilità di fare una politica seria, arginando e perseguendo i poteri forti, la burocrazia, la grande distribuzione delle multinazionali private e pseudo statali, le politiche speculative delle banche e delle finanziarie,  dettandogli ferree regole e non consentendogli di governare il Paese, oppure avere il coraggio di decretare l’eutanasia dell’ Agricoltura Meridionale e annunciarne la morte. E’ in gioco l’esistenza dell’intera società meridionale, figlia di una civiltà contadina sul cui terreno bagnato del proprio sangue è germogliato il seme della nostra Democrazia. Al prof. Angiola spetta questo compito ingrato di moralizzatore, di grande responsabilità ed onorabilità.

Distinti Saluti

CENTRO DI AZIONE  AGRARIA DI FOGGIA

 Il presidente

Cartesiano  Matteo