Ricorso Imu 2012

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 Al Sindaco del Comune di Foggia

-Al procuratore delle Repubblica di Roma                  

-Al Procuratore della Repubblica di Foggia

-All'Agenzia del Territorio di Foggia

-All'Agenzia del Territorio di Roma

-All'agenzia delle Entrate di Foggia

-All'agenzia delle Entrate di Roma

-Al Prefetto di Foggia

-All'Assessorato all'Agricoltura del Comune di Foggia

-All'Assessorato all'Agricoltura della Regione Puglia

-Al Ministro dell'Agricoltura

-Alla Commissione agricoltura della Camera

-Alla Commissione Agricoltura del Senato

-Alla Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo

-Al Tribunale dei diritti dell' uomo di Strsburgo

-Al Presidente della Regione Puglia

-Al Presidente Ordine Professionali degli Agronomi

-Al Presidente Collegio dei Periti Agrari

-Al Presidente Collegio degli Agrotecnici

-Al Presidente Collegio dei Geometri

-Agli organi di Informazione

       LORO SEDI

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IL CENTRO di AZIONE AGRARIA, in persona del rapp.te legale p.t. Cartesiano Matteo, con sede in Foggia alla Via Barletta n. 1, (P.I. _____ o  C.F._____), a seguito della

 

 

 

 

 

 

 

visto

 

 il decreto legge del  6 dicembre 2011, n. 201,convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.214 ha introdotto con l'art. 13, l’assoggettamento alla nuova imposta IMU anche dei fabbricati rurali ad uso strumentale - precedentemente non soggetti all’ICI – oltre all'incremento esponenziale dell'IMU, ex ICI sui terreni agricoli, stabilendo le modalità per la determinazione della base imponibile della medesima imposta

 

preso atto

 

che in sede di audizione del Direttore dell’Agenzia del Territorio,

dott.ssa Gabriella Alemanno, presso la Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del della Repubblica,

 

le regole stabilite

 

illustrate dalla stessa in ordine alle “innovazioni normative sui fabbricati rurali introdotte dal decreto salva Italia (decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.214),

                                             laddove

a) all'art. 13, relativamente ai fabbricati rurali, viene prevista l'anticipazione sperimentale dell'IMU a decorrere dal 1/01/2012 e al comma 14-ter, viene stabilito, che i fabbricati rurali ancora oggi iscritti al Catasto Terreni, devono essere dichiarati al Catasto Edilizio Urbano entro il 30 novembre 2012 con la procedura “Docfa” per l’aggiornamento catastale e l’attribuzione della rendita quale presupposto necessario per la determinazione della base imponibile dell’IMU,                                               

 

b) sempre all'art.13 relativamente ai terreni agricoli, la base imponibile è determinata dal reddito dominicale rivalutato del 25 per cento e moltiplicato per il coefficiente 130, ridotto a 110 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali

iscritti nella previdenza agricola (rispetto al precedente moltiplicatore, pari a 75), lasciando ai comuni la facoltà di applicare l'aliquota massima del 10,6,  facoltà che il Comune di Foggia non ha mancato di esercitare,

 

 tali disposizioni normative appaiono inapplicabili e palesemente illegittime

 

perchè prive di ogni fondamento tecnico- economico -estimativo che possa giuridicamente giustificare:

 

a) l'applicazione dell'IMU sui fabbricati rurali, non essendo dal punto di vista estimativo, neppure lontanamente assimilabili ai fabbricati urbani, in quanto strumentali all'ordinario svolgimento dell'attività agricola, costituendo storicamente, ai fini della redazione del bilancio agricolo una importante voce dei costi da considerare  con rendita catastale pari a zero

                                  

b)l'aggravio dell'IMU ex ICI fino al 300% sui terreni agricoli per effetto dell'innalzamento ingiustificato della base imponibile, calcolata con l'ausilio di moltiplicatori delle rendite catastali, che vanno invece riviste al ribasso, risultando le stesse del tutto falsate ed incoerenti rispetto alle attuali rendite reali dei terreni, che risultano essere di gran lunga inferiori rispetto ai precedenti aggiornamenti delle rendite catastali dell'89

 

-   che l'attuale reddito agricolo, risultando da decenni del tutto             inesistente e ritenuto secondo i dati Eurispes al disotto della soglia di povertà, non consente nella maniera più assoluta ulteriori imposizioni. che andrebbero a costituire vere e proprie “ illegittime patrimoniali” sui fattori di produzione

 

–      che da oltre due decenni, l'attività agricola non può più essere considerata un' impresa a scopo di lucro, ma soltanto un ente benefico assimilabile ad una onlus, votata al contenimento dell'inflazione del Paese, per il ruolo che ricopre nella produzione di un bene primario, il cibo, a prezzi popolari, che non consentono di coprire neppure in minima parte i costi di produzione

 

–      che le banche coprendosi dietro la denominazione di “fondazioni bancarie”, e pur non ricoprendo alcuna funzione sociale, ma al contrario speculativa , assurdamente non pagano l'IMU

 

–      che spetta unicamente ai tecnici agricoli professionisti abilitati verificare, previo sopralluogo dello stato dei luoghi la strumentalità e quindi la ruralità dei fabbricati presenti in azienda a mezzo di apposita relazione tecnica - agronomica - economica  che ne certifichi la destinazione sulla base degli specifici ordinamenti produttivi 

 

–      che come per le rendite catastali agricole, si è registrato un aumento illegittimo e ingiustificato delle rendite catastali di tutti gli immobili : abitativi, commerciali, artigianali, turistici che non rispecchiano nel modo più assoluto le rendite reali di detti immobili, sopratutto alla luce dell'attuale crisi di mercato, che ha dimezzato, se non annullato, i ricavi delle imprese che svolgono la loro attività in detti immobili

–      

CONSIDERATO

 

–      che la suddetta imposizione è frutto di scelte dissennate e vessatorie, prive di alcuna base tecnicamente  e  giuridicamente accreditata;

 

–       che i fabbricati rurali in quanto strumentali, nell'Estimo Rurale costituiscono una voce di costo della PLV (produzione lorda vendibile) agricola edi conseguenza non possono essere assolutamente censiti enti urbani produttori di reddito, in quanto non dotati ne dotabili di rendita propria;

 

–      che secondo i principi dell'estimo rurale tale imposizione risulta “tecnicamente improponibile”, dal momento che i fabbricati rurali costituiscono parte integrante del fondo agricolo  e pertanto non estrapolabili dal contesto agricolo nel quale sono stati concepiti, realizzati e vengono utilizzati per l'ordinaria conduzione della proprietà coltivatrice;

 

–      che risulta impossibile dal punto di vista tecnico-estimativo equiparare i fabbricati rurali a quelli urbani, dal momento che a differenza di questi ultimi non esiste un mercato immobiliare di riferimento che consenta di stabilire il valore di mercato dell'immobile, né tanto meno un mercato degli affitti riferito a tale tipologia di immobili, che consenta di attribuirgli un canone di fitto da capitalizzare per addivenire al valore degli immobili stessi;

 

–      che i fabbricati rurali non fruiscono di alcuna opera di urbanizzazione propria dei fabbricati urbani essendo nella stragrande maggioranza dei casi ubicati in aree extra urbane e prive dei servizi minimi essenziali quali acqua potabile, fogne e raccolta rifiuti, indispensabili a consentire un dignitoso insediamento umano;

 

–      che assoggettando i fabbricati rurali strumentali all'IMU si genererebbe una duplicazione della tassazione, già peraltro operata sui terreni ai quali i fabbricati risultano asserviti per l'ordinario e razionale svolgimento della conduzione del fondo agricolo;

 

–      che l'incremento gravoso dell'IMU (ex ICI) sui terreni agricoli fino al 300% per effetto di appositi moltiplicatori delle rendite catastali, associati alle assurde aliquote comunali, risulta certamente un grave errore tecnico e di valutazione, dal momento che dall’ ultimo aggiornamento degli estimi catastali, dell' 1989, i redditi agricoli hanno subito un crollo per effetto degli insignificanti prezzi non remunerativi dei prodotti agricoli, rimasti pressoché fermi ai  30 anni precedenti, a fronte dei costi di produzione che risultano invece addirittura decuplicati rispetto allo stesso periodo di riferimento;

 

–      che i pignoramenti dei fondi agricoli agricoli risultano in costante crescita per il susseguirsi delle crisi di mercato, prima che climatiche, che non lasciano assolutamente spazio ad ulteriori forme di tassazione, ma che al contrario, meriterebbero di agevolazione al comparto agricolo, abbandonato sempre più nel suo isolamento e costretto a svolgere un ruolo marginale e secondario nell’economia del Mezzogiorno;

–      che tale ultimo ed insostenibile aggravio fiscale appare in stridente contrasto con quanto previsto nell'art 39 del Trattato di Roma, che ha dato origine all'attuale politica agricola comunitaria, laddove alla lettera b) auspica il raggiungimento di un equo tenore di vita alle popolazioni agricole “in applicazione del principio di eguaglianza giuridica economica di tutti i cittadini della comunità europea”;

 

–      che l'unica speranza per la tenuta dell'UE è nel rafforzamento della politica madre costituita dalla Politica agricola comunitaria quale ceppo fondamentale su cui far germogliare una solida politica europea

 

–      che questo ulteriore e assurdo aggravio impositivo sta  costringendo i coltivatori e gli imprenditori, di ogni categoria a ridurre e chiudere le proprie attività, provocando agli stessi ed alle famiglie dei loro lavoratori, gravi ed irreparabili danni economici biologici e sociali

 

–      che la pretesa illegittima di questa imposta in agricoltura costituirebbe un ulteriore decurtazione del reddito agricolo, già di per sé inesistente in quanto riconducibile unicamente agli aiuti comunitari, divenuti del tutto marginali rispetto ai reali costi economici e sociali sostenuti dai coltivatori;

 

–       che comparando le attuali tabelle di ettarocoltura  con i costi di produzione dei prodotti agricoli e i prezzi di vendita degli stessi, il Lavoro dei coltivatori agricoli non risulta retribuito nel rispetto dei CCNL, evidenziando come il comparto agricolo operi in regime di sfruttamento dei lavoratori della terra da oltre un ventennio;

 

–      che tale vessatoria imposizione amplifica e incoraggia questa forma selvaggia di sfruttamento dei coltivatori, aumentando a dismisura i costi di produzione non consentendo assolutamente la remunerazione del fattore lavoro;  

 

–      che tale imposizione costituendo un enorme aggravio per i già fallimentari bilanci agricoli, ostacola l'adeguamento delle fatiscenti ed obsolete strutture e attrezzature agricole ai sensi della legge 81/2008 in ordine alla sicurezza sui luoghi di lavoro, ponendo a serio rischio l'incolumità degli operatori della terra;

 

–      che tale imposizione impedisce l'esecuzione della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture agricole esistenti esponendo gli operatori a gravi rischi connessi con l'obsolescenza delle stesse

 

–      che tale imposizione impedisce ai coltivatori di lavorare in regime di concorrenza leale nei confronti degli altri operatori comunitari e non, impedendogli di adeguare le strutture aziendali in maniera da renderle ordinariamente idonee al conseguimento di un reddito agricolo adeguato alla remunerazione dei fattori di produzione;

 

–      che tale imposizione portando la pressione fiscale a livelli insostenibili, mette a repentaglio la sicurezza alimentare dei cittadini costringendo i produttori, come lo è stato finora , a puntare su un agricoltura intensiva di scarsa qualità basata sulla produzione di enormi quantità di prodotti agricoli che hanno provocato la caduta dei prezzi agricoli e l'annullamento dei redditi in agricoltura; 

 

–      che tale imposizione  induce all'abbattimento e all'abbandono del  già disastrato patrimonio rurale costituito dai fabbricati rurali che spesso annovera anche antiche masserie ad alta valenza storico-artistica, testimonianza di una cultura contadina che con i propri sacrifici ha consentito al nostro Paese di raggiungere l'attuale benessere economico e sociale; 

 

–      che tale imposizione, costituendo un ulteriore costo per i coltivatori e vanificando ogni possibilità di trarre reddito dal lavoro della terra, allontana definitivamente i nostri giovani dal mondo rurale portandoli addirittura a vergognarsi della propria cultura contadina disdegnando il sacrificio, i valori e la dignità dei nostri padri;

 

–      che tale imposizione favorisce il definitivo abbandono delle campagne da parte  della già esigua popolazione rurale e delle borgate, già duramente messe alla prova dai maggiori costi e sacrifici da sopportare rispetto alle aree urbane,  perchè esposte alla criminalità e  alla mancanza di ogni genere di servizi ed infrastrutture,  proprie di un Paese che arriva a pretendere una tassazione che risulta addirittura superiore rispetto al reale reddito dei coltivatori e dei propri cittadini;

 

–      che tale imposizione spazzerà definitivamente tutti quei preziosi ed insostituibili presidi, costituiti da fabbricati e borgate rurali, indispensabili per la salvaguardia e la cura del nostro territorio e del paesaggio

 

–      che secondo il rapporto CENSIS pubblicato recentemente, tale vessatoria imposizione ha contribuito a portare i redditi medi del Meridione al di sotto dei redditi medi della disastrata Grecia

 

–      che tale imposizione portando la pressione fiscale a livelli insostenibili, annulla la dignità e i sacrifici dei cittadini, non tenendo assolutamente conto del grave momento d crisi di cui sono vittime i lavoratori,  contribuendo ad accrescere il disagio sociale fino ad istigarli all'atto estremo:il suicidio,

 

considerato che

 

l'imposizione IMU risulta persino contravvenire al dettato costituzionale, e nello specifico:

 

 all'art. 3, laddove costituisce un ostacolo di ordine economico impedendo il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione dei lavoratori all'organizzazione politica economica e sociale del Paese;

 

all'art.  4, laddove ostacola le condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro e non promuove la condizioni che rendano effettivo questo diritto;

 

all.art.35, laddove “non tutela” il lavoro in tutte la sue forme ed applicazioni;

 

all art.36, laddove non riconosce al lavoratore il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un'esistenza libera e dignitosa

 

all'art. 41, laddove non consente la libera iniziativa economica privata recando danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana;

 

all'art. 42, laddove non garantisce la proprietà privata e il suo godimento, limitandone la funzione sociale e l'accesso a tutti i cittadini;

 

all'art. 44, laddove non consente uno sfruttamento razionale del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, non aiutando ma sopprimendo la piccola e media proprietà;

 

all'art. 45, laddove non consente la tutela e lo sviluppo dell'artigianato;

 

all'art. 47, laddove impedisce ogni forma di risparmio popolare diretto alla proprietà della abitazione e alla proprietà diretto coltivatrice;

 

all'art. 53, laddove non si impone ai cittadini di concorrere alle spese pubbliche oltre la loro capacità contributiva, in maniera sproporzionata, rigida, vessatoria e non progressiva, come evidenziato finanche in sede UE

 

 

per tutti i sopraelencati motivi si

–      INVITANO

–      gli Uffici in indirizzo, per quanto di loro competenza, ad adoperarsi affinché:

–      sia disposta la immediata sospensione della riscossione delle maggiori somme richieste con l'imposta IMU per l’anno 2012, in luogo degli importi richiesti per gli stessi immobili  per lo effetto della previgente imposta ICI;

sia disposta la restituzione ai contribuenti delle maggiori somme IMU illegittimamente riscosse nellanno 2012;

sia resa definitiva lesenzione dei fabbricati rurali strumentali, in qualunque categoria catastale censiti, da ogni forma di imposizione fiscale;

sia disposto ladeguamento delle aliquote IMU in modo progressivo e in funzione della reale redditività degli immobili;

sia posta nelle competenti sedi la questione di costituzionalità della Legge in oggetto, nella parte in cui prevede la rivalutazione delle rendite catastali dei terreni agricoli sulla base di coefficienti predefiniti ed incoerenti con la reale situazione reddituale degli immobili;

–      sia disposta l'immediata esenzione dell'obbligo di accatastamento dei fabbricati rurali ad “ente urbano”, con conseguente attribuzione di rendita,  rimettendo unicamente ai tecnici professionisti agricoli abilitati il compito di stabilire la strumentalità dei fabbricati al fondo agricolo;

   -  sia disposto il risarcimento danni alle aziende agricole, ponendo come base di calcolo la differenza tra il reddito ordinario che l'azienda avrebbe percepito tenendo conto della remunerazione del fattore Lavoro prevista dal CCNL e stimato  secondo le tabelle di impiego di manodopera per le varie colture (tabelle di ettarocoltura) riconosciute in ambito UE, e il reddito realmente percepito negli ultimi  20 anni al netto di tasse imposte contributi e spese obbligatorie sostenuti dai coltivatori (vedi prescrizione 5) considerando la presente efficace ai fini dell'interruzione dei termini prescrittivi

 

In sede penale:

aprire apposite indagini volte ad accertare:

–       le responsabilità tecnico giuridiche di un così grave provocato disastro economico e sociale alle famiglie e ai lavoratori;

 

–      le responsabilità in ordine alle modalità tecnico giuridiche poste a fondamento di tale assurda e vessatoria imposizione;

 

–      le responsabilità in ordine all'abuso d'ufficio commesso dai soggetti preposti alla determinazione e all'esazione dell'IMU chiamandoli a rispondere in solidale in ordine al loro operato;

 

–      la presenza di una apposita relazione tecnica economica agronomica estimativa a firma di un tecnico agricolo abilitato  o di chi per esso ne ricopra le funzioni per incarico istituzionale, a sostegno ed avallo della presentazione del decreto legge del  6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.214,  che  giustifichi analiticamente la sostenibilità degli adempimenti previsti dal Decreto nei confronti dei contribuenti;

 

–      l'immediato sollevamento dall'incarico tecnico, giuridico, istituzionale affidatogli di chiunque si sia reso direttamente o indirettamente  responsabile, di questo grave errore di valutazione responsabile del grave disagio economico e sociale  a danno dei cittadini

 

 

–      FOGGIA, lì _________

                                               Il CENTRO di AZIONE AGRARIA