Agricoltura: "La crisi dei trent'anni"

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Agricoltura:”La crisi dei trent’anni”

“Assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, grazie in   particolare al  miglioramento del reddito individuale di coloro che lavorano in Agricoltura”

Così recita l’art. 39 lettera “b” del “Trattato di Roma” che istituisce la Comunità Economica Europea il 25 Marzo 1957.

A distanza di 50 anni, questo articolo fondamentale viene continuamente e completamente disapplicato e con esso i principi che sono alla base della Comunita’ Europea, che non ha più ragione di esistere se viene meno agli scopi ed alle finalità per cui è stata fondata.

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Se si considera che nei primi anni ’80 il prezzo di un quintale di grano duro era di 48.000 lire, gli attuali 24 euro, del pomodoro e dell’uva 18.000 lire,  gli attuali 9 euro,  e così via per tutti gli altri prodotti agricoli come ortaggi, olive, latte, carne ecc., mentre all’attualità  i prezzi sono diminuiti mediamente di circa il 30%, raggiungendo i 16 euro il quintale per il grano duro, 7 euro per il pomodoro e l’uva, 0,37euro/litro per il latte vaccino, 25 euro per le olive, 2 euro/Kg per la carne bovina di vitello,  il reddito attuale in agricoltura è da considerarsi inesistente.

D’altro canto gli stipendi e i prezzi dei fattori di produzione degli altri settori produttivi hanno subito in questo trentennio, l’adeguamento al costo della vita, subendo un incremento inflazionistico medio del 600%.

Per avere un idea dello sfruttamento che da decenni si sta perpetrando ai danni dell’intero comparto agricolo, è come se un’ impiegato che nei primi anni ottanta guadagnava 180 euro(circa 360 mila lire), oggi a distanza di 30 anni anziché gli attuali 1200 euro, ne guadagnasse soltanto 130.

Il reddito agricolo “equiparato” a quello degli altri settori produttivi, secondo quando previsto dall’art. 39 del Trattato di Roma, “Non è stato assicurato a coloro che lavorano in agricoltura”, che hanno subito un grave peggioramento del tenore di vita e del reddito, caduti di gran lunga  al disotto della soglia di povertà.

Questo gioco al massacro viene ALIMENTATO da quei valenti economisti al servizio delle multinazionali, che accusano i lavoratori della terra  di essere per la Comunità Europea, una palla al piede da cui liberarsi,  in quanto sottrarrebbero fondi da destinare, a loro dire, alla ricerca e all’innovazione.

Peccato che questi e le Istituzioni Tutte non abbiano ancora compreso che la Comunità Europea senza il mondo agricolo non ha ragione di esistere.